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Pàolo VI, papa.

Al secolo Giovanni Battista Montini. Ordinato sacerdote nel 1920, si trasferì a Roma e ottenne la laurea in Diritto canonico e civile e in Filosofia. Dopo un breve periodo trascorso presso la nunziatura di Varsavia, fu chiamato nel 1925 alla segreteria di Stato vaticana e, nello stesso anno, nominato assistente ecclesiale nazionale della FUCI. All'attività degli studenti cattolici partecipò per molti anni, sostenendoli nei crescenti problemi con il regime fascista e animandone l'impegno culturale con articoli per le loro riviste e con traduzioni di grandi pensatori quali Maritain (di cui fu eminente studioso). Dal 1937 al 1955 fu sostituto e poi prosegretario alla segreteria di Stato, stretto collaboratore di Pio XI e Pio XII. Nel 1955 fu nominato arcivescovo di Milano. Qui svolse un'attività intensa e di alto valore pastorale, rivolgendo pari attenzione e sollecitudine al mondo della cultura e a quello del lavoro e delle periferie (con la costruzione di 100 nuove chiese), ai problemi dell'immigrazione e della missione evangelizzatrice. Nel 1958 fu il primo cardinale creato da papa Giovanni XXIII. Durante gli anni precedenti il Concilio Vaticano II, di intensa preparazione, viaggiò molto e tenne stretti legami con gli episcopati di vari Paesi, assumendo una posizione moderatamente riformatrice, già annunciata dalla lettera pastorale del 1962 Pensiamo al concilio. Figura di mediazione tra curiali conservatori e progressisti (molti dei quali nominati cardinali da Giovanni XXIII), succedette a papa Roncalli nel giugno 1963. L'assise conciliare fu riaperta con tempestività nel settembre dello stesso anno, dimostrando l'intenzione del nuovo pontefice (che aveva significativamente assunto il nome dell'apostolo evangelizzatore) di condurre a buon esito il grande avvenimento ecclesiale voluto da Giovanni XXIII. P. guidò i lavori con grande equilibrio, anche se non mancarono polemiche su alcune decisioni, favorendo moderatamente le istanze riformatrici. Il programma del suo pontificato, espresso nell'enciclica Ecclesiam suam del 1964, indicò i suoi obiettivi nella continuazione della linea di Giovanni XXIII per l'aggiornamento della Chiesa, il dialogo con il mondo moderno e le altre confessioni sia cristiane sia non cristiane, l'ecumenismo, la promozione della cultura cristiana e dell'evangelizzazione, l'attività per la pace (dedicazione del 1° gennaio come giornata mondiale della pace) e la conciliazione dei popoli, lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo. Tali contenuti furono sostenuti anche dalla scelta, allora rivoluzionaria, di compiere viaggi in tutti i continenti, secondo una volontà di dialogo che apparisse anche concretamente. P. fu in Palestina e in India (1964), a New York (1965), a Fatima (1967), in Turchia (1967), a Bogotà (1968), a Ginevra (1969), in Uganda (1969), in Iran, Pakistan, Filippine, Indonesia, Australia (1970). Enormi furono i progressi in campo ecumenico, a partire dalla revoca reciproca delle scomuniche tra Roma e Costantinopoli, agli incontri con il patriarca Atanagora e con l'arcivescovo di Canterbury, alla visita al Consiglio mondiale delle Chiese a Ginevra. Secondo lo spirito del Concilio, creò i due segretariati per i non cristiani e i non credenti, riformò le strutture del governo centrale della Chiesa, trasformò il Sant'Uffizio nella Congregazione per la Dottrina della Fede, abolì l'Indice dei libri proibiti, istituì il sinodo dei vescovi (in vista di una dimensione più collegiale nella gestione della Chiesa). Anche la curia e la corte pontificia furono riformate (con le costituzioni apostoliche Regimini ecclesiae universae e Pontificalis domus) e fu rivista anche la procedura relativa al conclave (Ingravescentem aetatem e Romano pontifici eligendo). P. agì per una maggiore cattolicità (cioè universalità) della Chiesa anche attraverso l'elezione di 144 cardinali, appartenenti alle nuove Chiese di tutti i continenti, incrementando la presenza di prelati non italiani fra i membri della curia romana. Inoltre introdusse i limiti di età per vescovi e cardinali (superati i quali essi non possono partecipare a un conclave). Promotore dei processi di canonizzazione sia di Pio XII sia di Giovanni XXIII, nel 1970 dichiarò per la prima volta dottori della Chiesa due donne: santa Teresa d'Avila e santa Caterina da Siena. Oltre alla prima enciclica già citata, P. ne emanò altre sei: Mense maio (1965), per la conclusione del Concilio; Mysterium fidei (1965), dedicata al sacramento eucaristico; Christi matri (1966), sul bisogno di pace nella giustizia, dedicata con particolare sollecitudine al Vietnam devastato dalla guerra; Popolorum progressio (1967), sulla giustizia sociale e sui rapporti tra le Nazioni ricche e i Paesi in via di sviluppo, che ebbe grande risonanza e mantiene tutt'oggi un'enorme importanza per quanto riguarda il magistero sociale cattolico; Sacerdotalis coelibatus (1967), per il mantenimento del celibato sacerdotale nella chiesa latina, in quanto strumento di ascesi personale e di aiuto all'impegno pastorale; quest'ultima, insieme alla Humanae vitae (1968) che dibatteva il controllo delle nascite consentendo ai cattolici solo l'adozione di metodi naturali, suscitò numerose polemiche anche internamente alla Chiesa (peraltro sempre vive e irrisolte). Altri documenti importanti del pontificato di P. furono la lettera apostolica Octogesima adveniens (1971), sul pluralismo dell'impegno politico e sociale dei cattolici, ed Evangelii nuntiandi (1975), sull'evangelizzazione del mondo contemporaneo. Infine, bisogna sottolineare l'impegno e la coerenza con cui P. realizzò la riforma liturgica voluta dal Concilio, forse la più difficile perché la più esposta alle resistenze conservatrici di parte dell'episcopato e alla fretta innovatrice di altra parte. Alcuni atti formali, quali l'abolizione della guardia palatina, furono adottati da P. per eliminare ogni traccia di potere temporale dal Papato, sottolineandone la natura di magistero esclusivamente spirituale. La profonda fede, la generosità nell'impegno e nel lavoro, la statura intellettuale e culturale, la sincera adesione (sia pur talvolta diplomatica) alla riforma del Vaticano II hanno forse reso il pontificato di P. il più significativo del secolo (Concesio, Brescia 1897 - Castel Gandolfo, Roma 1978).
Paolo VI in visita pastorale in Africa